London: le mille e una morte (copertina)

Le mille e una morte (Jack London)

Dopo aver scoperto, molto tempo addietro, Jack London con il suo Martin Eden (e no, non ho ancora letto Zanna Bianca…), l’ho ritrovato un paio di mesi fa in una palestra, in uno scaffale dedicato al Bookcrossing (quando si dice allenare il corpo E la mente). Incuriosito, ho portato a casa questo volumetto per scoprire, poi, che si tratta di una raccolta distribuita con l’Unità molto tempo fa. Per chi è molto giovane, l’Unità era l’organo di stampa del vecchio Partito Comunista (poi – dopo alcuni passaggi – diventato Partito Democratico), finché non è fallito per poi tornare in edicola nel 2023 (a cura di un editore privato). In questi giorni corrono voci che il PD voglia riportare l’Unità in casa… forse… chissà. Insomma, quasi un fortuito ritrovamento archeologico.

Un piccolo riassunto delle caratteristiche dell’opera (redatto con l’aiuto di Gemini):


Editore: Nuova Iniziativa Editoriale SpA (l’Unità) in collaborazione con Edizioni Theoria

Collana: I libri de l’Unità. Illusioni & Fantasmi, volume numero 04

Anno di pubblicazione: Luglio 1994 (precisamente è uscito in edicola il 27 luglio 1994, come supplemento al numero 174 del quotidiano)

Traduzione e cura: La traduzione di questa specifica edizione è firmata da un grandissimo nome della traduzione italiana, Ottavio Fatica (lo stesso che anni dopo ha ritradotto Il Signore degli Anelli e Moby Dick).


E’ una raccolta di 9 racconti che affrontano temi fra il macabro e il soprannaturale, ma con una veste “scientifica” (mi spiego meglio dopo). Ad una prima impressione (ed ovviamente con tutti i distinguo del caso) è come un incrocio fra I racconti dell’impossibile di Poe e Le meraviglie del 2000 di Salgari. Può sembrare strano, dato che London è successivo ad entrambi (una decina di anni più giovane di Salgari e ben oltre 60 rispetto a Poe), ma nell’opera ho ritrovato (dove più dove meno) lo stile gotico (con punte di macabro) di Poe intrecciato con l’entusiasmo scientifico del racconto di Salgari.

Spieghiamoci meglio. Poe è un artista del gotico e del macabro, e nei suoi racconti (mi baso soprattutto su I racconti dell’impossibile) l’uomo è spesso succube della tetra magia che aleggia nel racconto. Salgari, invece, in Le meraviglie del 2000 racconta un mondo dove la scienza ha fatto grandi progressi e tutto è (quasi) possibile – anche se il finale non è così idilliaco.

London, in questi racconti, affronta i temi macabri (in alcuni casi con uno stile simile a Poe) ma li ammorbidisce grazie all’ottimismo nelle nuove scoperte della scienza (London era un gran curioso e si interessava di chimica e altre materie). Ricordiamoci però che siamo a fine 1800 e la scienza ancora si confonde con l’alchimia, e lo si nota particolarmente in 2 racconti: “Le mille e una morte” e “L’ombra e il baleno“.

Nel primo un giovane sbandato, che ha fatto mille mestieri, viene recuperato naufrago da un panfilo. Il proprietario si sta dirigendo verso un isola di sua proprietà per effettuare esperimenti scientifici sulle possibilità di restituire la vita alle persone decedute. E guarda caso gli fa comodo un giovane in forma, proprio come quello appena estratto dal mare e salvato con un macchinario di sua invenzione. Il giovane, riluttante, si sottopone ai vari esperimenti e viene sempre salvato dal suo aguzzino, che registra tutto per il bene della scienza. Il giovane, curioso e appassionato pure lui di scienza, si mette allora a studiare le forze fisiche, per trovare quella che possa salvarlo. Quello che descrive London oggi ci farebbe ridere e ci sembrerebbe, appunto, alchimia. Ma all’epoca probabilmente è stato visto come una delle possibilità che le nuove scoperte sembravano promettere.

Nel secondo – sempre per raccontare l’intreccio di scienza ed alchimia – dico solo che i protagonisti si sfidano a trovare un sistema per essere invisibili. Ed anche in questo caso la scienza raccontata da London sembra più alchimia ai nostri occhi.

Insomma, di cosa si parla in questi racconti? Di fantasmi (o almeno di presenze capaci di alterare le coscienze umane, nonostante il “freddo, scientifico giorno d’oggi“) – il racconto “Chi crede ai fantasmi” porta due scettici a sfidare le credenze di un amico convinto dell’esistenza degli spettri. I due vivranno una esperienza molto particolare, diversa da quella che ci si aspetterebbe in un racconto del genere (nessun fantasma sbuca dalle pareti, ma qualcosa si manifesta in loro). Se la caveranno, ma ne usciranno cambiati.

In “Le mille e una morte“, come dicevamo sopra, un giovane viene ucciso e resuscitato tante volte, finché non si ingegna per disintegrare i suoi aguzzini e salvarsi.

La possibilità di riportare indietro l’età biologica è ciò che viene affrontato in “Il ringiovanimento del maggiore Rathbone“, in cui uno “scienziato” somministra una pozione di sua invenzione prima al suo vecchio cane e poi al suo vecchio zio, che torna giovane e vigoroso. Ecco, qui mi sarei aspettato un dramma, ma invece tutto si conclude con rose e fiori (insomma, un po’ troppo sdolcinato rispetto a quanto avrei voluto leggere – ma gradevole).

Fumetto in cui si vede London, nella storia Cuori dello Yukon della "Dinastia dei Paperi" (Don Rosa / Disney)
Da “Cuori dello Yukon”

Si sfiorano, invece, i limiti dell’horror in “Fino alla morte“, dove il dolce impegno di presenza, sostegno e amore per tutti gli anni a venire, si trasforma in un fosco presagio per la donna destinataria della promessa. Ho trovato particolare questo racconto: è uno dei pochi in cui non c’è ottimismo ma cruda realtà.

E poi nel mio cervello è scattato un cortocircuito. La storia è ambientata lungo lo Yukon, durante la corsa all’oro. Protagonista fantastico di tale corsa è Paperon de Paperoni, nelle storie di Don Rosa della “Dinastia dei paperi“. E propio in una di queste si trova un giovane scrittore: Jack London (“Cuori dello Yukon“).

Ne “L’ombra e il baleno“, come detto sopra, due giovani amici/nemici si sfidano a trovare l’invisibilità, coinvolgendo un terzo amico come testimone. La loro caparbietà li porterà a confondere la ricerca con la voglia di prevalere sull’altro. Caso quasi unico (fra questi racconti) in cui le meraviglie promesse dalla scienza portano all’annientamento della persona.

London ci racconta, invece, un episodio reale della sua vita ne “I morti non risorgono“: una storia di paura, in cui il fantasma di una persona morta sembra tornare per fare dispetti al London, giovane marinaio, che aveva avuto l’ardore di prendere la cuccetta della persona scomparsa. Come sappiamo che è una storia vera? London stesso mette una nota: “(Al direttore: non si tratta di una storia inventata. E’ un episodio vero della mia vita)“. Occorrerebbe fare qualche controllo incrociato (verificare il nome della nave, approfondire la caccia alle foche, e qualche altro dettaglio del racconto), ma son pigro e voglio fidarmi di quanto dice l’autore.

L’eternità delle forme” riporta London più vicino ai registri di Poe. Si tratta di fantasmi, che siano fisici o mentali: fantasmi che ti fissano come a chiederti un perché o come a volere una tua cosa, per farti dispetto o perché reputano sia loro. In questo caso mi piace come London ha costruito la storia, introducendola con un articolo di giornale e facendola raccontare in terza persona, dal cameriere del protagonista, che porta con se un manoscritto redatto dal protagonista stesso. Anche se la fine è nota (la suggerisce il domestico all’inizio), leggere gli “estratti” del manoscritto è abbastanza inquietante. London qui ha dato una discreta prova della sua bravura.

Un giovane ricognitore di un esercito in guerra si trova ad esplorare lande sconosciute. Deve capire dove è il nemico per riferirlo ai suoi comandanti. Più che la trama, l’abilità di London che spicca in questa storia è la capacità di descrivere terre selvagge e inesplorate: ti sembra quasi di essere a fianco del protagonista. La storia si intitola “Guerra“, e come tutte le guerre, si conclude in modo triste.

Ed eccoci all’ultimo racconto: “Il dio rosso“, dove London prova ad esplorare la fantascienza. Dei marinai, sbarcati su un isola per fare rifornimenti, sentono uno strano suono, penetrante ma al tempo stesso dolce, che li attira. Uno di loro decide di andare a cercarne la fonte, e si imbatte nel popolo indigeno che protegge il segreto di quel suono. Il protagonista è talmente preso dalla voglia di scoprire cosa produce quel suono, che abiura a quasi tutti i suoi principi e a parte della sua dignità. Riuscirà a scoprire l’artefatto, ma ad un caro prezzo

Che dire… grazie al BookCrossing per avermi fatto scoprire questa raccolta. Se da una parte London mi affascina, dall’altra sono un po’ restio a approfondire la sua conoscenza. Ha scritto opere titaniche. Ma – come dice lui in Martin Eden – c’è anche tanto lavoro di “cucina” con cui si è fatto le ossa per arrivare a quelle opere titaniche. Ed alcuni di questi racconti sembrano essere quel lavoro di cucina. Qualcuno ben riuscito, qualcuno meno, qualcuno più avvincente, qualcuno più tirato via (ma sempre sopra la sufficienza). Alcuni mi sono piaciuti di più, altri meno.

Sicuramente London è un autore da tenere nella lista “da leggere”, e appena potrò mi cimenterò con qualcuna delle sue opere più conosciute (magari, appunto, Zanna Bianca). Ma, per ora, aspetterò un po’ di tempo prima di tornare a London.

Buona lettura.

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