Pause…

Lo confesso: da circa 1 mese non tocco più, seriamente, un libro. Mi succede ogni tanto: ho bisogno di staccare la spina e di svagarmi senza mettere in moto i neuroni (bè, non è che si muovano spesso…). E’ andata a finire che sono tornato ai fumetti: Lupo Alberto, Paperino, Calvin & Hobbes (qualcosa di nuovo, qualcosa preso dai miei “archivi”). La mia mente ha bisogno di gustarsi storie brevi, alleggerite da immagini semplici, battute ironiche e comicità. Però ieri mi sono arrivati 2 libri che mi interessano molto: che siano la chiave per ricominciare a leggere storie più complesse? Sono “Manituana” di Wu Ming e “Di sogni e d’amore” di Vecchioni (i link portano alla scheda dei libri su www.bol.it). Per cui: state sintonizzati perché presto tornerò a parlarvi di qualche libro. Ah, dimenticavo: oltre a quei due ne ho altri tre già iniziati ma mai finiti… che sia la volta buona per completarli? Aspettate e saprete.

Grazie (Daniel Pennac)

Monologo di un attore col suo pubblico Vi dirò… fra le opere di Pennac questa mi ha lasciato un po’ di stucco. Leggendola uno si chiede se Daniel abbia avuto qualche contrasto con la critica, con qualche giuria di premi letterari, oppure se fosse deluso dal suo pubblico. Si tratta di una impressione mia e non è detto che sia corretta. Però ho avuto l’impressione che il protagonista del libro sia una delle “facce” di Pennac. Credo insomma che ci sia un po’ di “autobiografia” in questa opera. L’opera è simile – nella struttura – a “La lunga notte del dottor Galvan”. Praticamente si tratta di un monologo sul tema del “ringraziamento”: uno scrittore riceve un premio e deve ringraziare il suo pubblico, la giuria e tutti… Solo che si scopre, leggendo il libro, che lo scrittore non è molto contento. Sembra irritarsi per la ragione della premiazione; ci dice che il premio ricevuto comporta un contratto e che dovrà esibirsi in certe date con monologhi di oltre un’ora… Insomma: alla fine la sensazione è che il protagonista ce l’abbia un po’ con tutti i premi letterari. Libretto piccolo, sembra quasi un atto unico di una commedia (appunto, come il “dottor Galvan”) con un personaggio unico sul palco (come il dotto galvan): sì, cè la “giuria”, ma praticamente non dice una parola, è come se fosse in esistente (come l’ipotetico interlocutore con cui parla il dottor galvan mentre raccontsa la sua vicenda). Certo, alla fine il libro non mi è dispiaciuto. Lo stile […]

Signor Malaussène (Daniel Pennac)

La storia di un bambino che, alla fine, riesce a nascere. Finalmente! Aspettavo questo libro da circa 4 mesi – lo avevo ordinato presso la commissionaria libraria dove lavoro: non so come mai ma c’è voluto un po’ per riceverlo. Finalmente perché è l’unico libro che ancora mi mancava della saga della famiglia Malaussène. Come detto in altri post, ho letto i libri “a caso”: via via che li trovavo me li divoravo. Sapevo già, in parte, il finale di questa storia. Ma nonostante tutto sono riuscito a godermelo fino alla fine. E devo dire che questa volta Pennac si è superato nell’ingarbugliare la storia fin quasi a farmi perdere i fili delle varie trame che si intrecciavano. La base è sempre quella: la scalogna nera (degna solo del “Paperino” al massimo della forma) che si abbatte su Benjamin Malaussène, improprio capo di una stirpe di fratelli, e di professione capro espiatorio alle edizioni del taglione. Ma non sto a ripetere per l’ennesima volta i personaggi: riporto solo alcuni punti salienti. Julie è incinta di Benjamin: il libro si evolve proprio come un monologo di Benjamin – che si ritiene inadatto al mestiere di padre – verso il piccoletto che aspetta nella pancia di mamma Julie il suo turno per uscire. Mamma Malaussène torna a casa triste, “vuota” sia nell’anima che nel corpo (chi conosce bene la famiglia sa cosa intendo per “vuota nel corpo” – agli altri lascio la sorpresa). La sua storia con l’ispettore Pastor è finita, così come è finito il turno […]

La casta (Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella)

“così i politici italiani sono diventati intoccabili” Ebbene sì, mi sono fatto coinvolgere anche io dal fenomeno “casta”. Comprato più di tre mesi fa, ho letto questo libro con molta calma, facendo passare avanti, spesso, altri libri. Capite già che non mi è piaciuto molto, almeno a livello letterale. E’ molto più vicino ad un articolo (o una serie di articoli) di giornale, a delle inchieste, piuttosto che a un libro. Ma questo ha influito in minima parte. Quello che me lo ha reso poco digeribile sono tutti i numeri riportati nei vari capitoli… Penso molti sapranno già di cosa parla, quindi riassumo in breve per i pochi che ignorano l’argomento. Si tratta di una serie di analisi (scritte, appunto, con uno stile giornalistico) sull’attuale situazione dell’amministrazione pubblica italiana. E con particolare riguardo a quelle situazioni contraddittorie, di spreco, di sete di potere. Questo libro, il blog di Beppe Grillo, altri libri ed indagini giornalistiche, il “vecchio” Report di Rai tre (vecchio perché da anni affronta gli stessi argomenti): sono alcuni dei tanti esempi del fenomeno “casta” esploso quest’estate (e nominato dal libro stesso). Perché parlo di esplosione? Considerate che da anni Report propone temi simili, con inchieste serie, affrontate bene e da più punti di vista. Ma solo questa estate  e, sospetto, grazie alla combinazione Beppe Grillo / “La Casta” – la popolazione italiana ha iniziato a smuoversi ed indignarsi verso certi atteggiamenti di politici e politicanti. Torniamo all’inizio: perché non mi è piaciuto questo libro? Uno dei fattori principali è l’alto numero di cifre riportate. So […]

Gioco e teoria del duende (Federico Garcia Lorca)

Un libro che ha “duende” In origine il “duende” era uno di quei “folletti” – diavoletti? – che abitavano – infestavano? – la casa. Era, in entrambi i casi, qualcosa che animava l’abitazione. Finché non è diventato quello spirito che anima i poeti, i cantanti, i ballerini e gli artisti in generale. Garcia Lorca  ne fa addirittura argomento di conferenza, parlandone a il 20 ottobre 2003 a Buonos Aires, nel salone della Sociedad de los Amigos del Arte. Ed il ibro che da il titolo a questo post è proprio la trascrizione di quell’intervento. Più che un libro – lo confesso – si tratta di un libricino che si legge velocemente: sono poco più di 50 pagine, di cui 24 ospitano l’intervento di Lorca, e le altre sono occupate da postfazione (di Enrico di Pastena), titoli, indici, note al testo, … Per spiegarvi il libro devo prenderla un po’ larga: il popolo spagnolo è uno di quei popoli che mi affascina e incuriosisce. Non conosco molti “spagnoli” – e per fortuna, perché mi avrebbero già linciato. Non si tratta di “spagnoli” (termine troppo generico) ma di andalusi, catalani, castigliani e tutti gli altri gruppi etnici che in questo momento non mi vengono in mente. Non conosco – dicevo – molti abitanti della penisola iberica, ma mi hanno sempre affascinato: per il loro calore, il contrasto fra vitalità e forza delle loro passioni  e pigrizia e indolenza del loro carattere, l’orgoglio sempre forte ma raramente eccesivo. Ho trovato, tempo fa, una recensione su questo libro che spiegava, appunto, come […]

Il libro degli errori (Gianni Rodari)

Giocare con gli errori per costruire storie nuove Gianni Rodari, prolifico autore di favole e testi per ragazzi (e buon conoscitore della lingua italiana) si è divertito in questo libro a trasformare gli errori di scolari – ed adulti – in tante storielle simpatiche ed allegre. Lo scopo non è solo l’allegria, ma anche insegnare una corretta grammatica, e se lo si fa con simpatia forse la lezione rimane più in mente. E così vediamo il professor Grammaticus che, a giro per l’Italia, si imbatte in errori tipici di dialetti locali (come l’abitudine, al nord, di lesinare sulle doppie e quella, al sud, di usarne troppe) e in grossolani sbagli. Oppure possiamo scoprire che i fiorentini, ghiottissimi di “c”, trasformano il “cane” in “ane”. Oppure sapremo che un ponte è crollato perché qualcuno aveva rubato la “r” al “cemento armato”: diventato “cemento amato” non riusciva più a sostenere il peso del ponte. Un bel libricino, impreziosito dalle illustrazioni di Altan, che farebbe la sua bella figura nella biblioteca dei ragazzi, specialmente adesso che ricomincia la scuola. Anzi: perché invece della fiaba della buona notte non raccontate, una per sera, queste storielle ai vostri ragazzi?

L’italiano : lezioni semiserie (Beppe Severgnini)

Lezioni di italiano per tutti Forse sono fortunato ad essere nato in toscana, vicino Firenze. Non si tratta solo del paesaggio, del carattere schietto e sincero dei toscani, ma anche della lingua. Petrarca, Boccaccio, Dante (e tanti altri scrittori) hanno reso famoso quello che poi è diventato il germe della lingua italiana attuale. Ripeto: forse sono stato fortunato a nascere in toscana, dove ‘italiano è parlato con una certa naturalezza (sì, facciamo anche noi errori, ma siamo meno propensi agli sfondoni). Riflettevo su questo leggendo l’ultima fatica del buon Beppe Severgnini, autore che ammiro e stimo sia per lo stile di scrittura che per l’ironia e la leggerezza con cui tratta argomenti anche spinosi. Con queste lezioni semiserie di italiano ci fa capire quante cavolate a volte scriviamo o diciamo, con quanti sfondoni infarciamo i nostri discorsi. Tutto ruota intorno al primo consiglio, troppo spesso dato per scontato: avere qualcosa da dire. Da questo derivano tutta una serie di corollari: dirlo bene, con semplicità; se lo scrivo: rileggerlo prima di pubblicarlo o spedirlo via email o posta. Grazie alle indicazioni di Beppe ho conosciuto anche errori che a volte faccio senza accorgermene. E so che si possono correggere: ci vorrà un po’ (tempo, pratica) ma l’importante è iniziare ad impegnarsi. Mi capita di sentire spesso persone che si esprimono in modo troppo complesso, troppo arzigogolato, oppure senza esprimere chiaramente quello che vorrebbero dire – a volte mi chiedo se abbiano veramente qualcosa da dire. Mi sta rimuginando per la testa un’idea […]

Il ritratto di Dorian Gray (Oscar Wilde)

Storia di un giovane che vuol rimanere giovane ma poi scopre che il prezzo è troppo alto… Eh sì… devo dire che mi sono imbattuto in un Classico, proprio di quelli con la “C” maiuscola. Un grande Oscar Wilde, in un romanzo “decadente”, con i suoi aforismi ed il suo stile di scrittura che lo ha reso quello che è. La storia è semplice: un giovane diventa ispirazione per un pittore. Un ritratto del giovane diventa l’opera più importante per il pittore, e l’opera forse meglio riuscita. Il pittore vede nel giovane quasi un mito greco in fatto a bellezza. Un nobile, amico del pittore, conosce il giovane e lo introduce al mondo (lo istruisce, gli fa da mentore, lo ammalia con il suo parlare e lo ubriaca delle sue opinioni). Dorian Gray (è questo il nome del giovane) si sente tanto attratto dalla sua condizione di bellezza che non vuol separarsene. Una sua preghiera (cioè che il quadro subisse l’invecchiamento al posto suo) detta in un momento di enfasi diventa realtà. E da quel momento tocca al quadro subire tutte le ingiurie degli anni, ma soprattutto l’abbrutimento dovuto al comportamento del giovane. Si innamora di una attrice (o meglio: delle parti che l’attrice recita), ma poi rimprovera così duramente una sciocchezza della fidanzata che questa si uccide. Ed è proprio da questo evento che comincia la degradazione del quadro e, in contemporanea, della coscenza di Dorian Gray.  Passano gli anni: il giovane è sempre, esternamente, giovane. Sembra sempre un ragazzo di diciotto anni, […]

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