Mille splendidi soli (Khaled Hosseini)

Tre generazioni in un Afghanistan in trasformazione. Sembra che uno degli elementi distintivi dei racconti di Hosseini sia il raccontare la storia dei personaggi sin da quando sono piccoli. Anche in questo romanzo, come nel “Cacciatore di Aquiloni”, si parte dalla fanciullezza delle protagoniste. Mariam, una “bastarda”, nata da una scappatella del padre con una serva, è costretta a vivere in una kolba (una specie di capanna in muratura) lontano dal paese, isolata, con la sola compagnia di sua madre (anche lei reietta dalla casa dell’amante). Purtroppo le altre 3 mogli hanno costretto il marito (padre di Mariam) a disfarsi della serva e della figlia illegittima per mantenere almeno una minima facciata di onore. Mariam vive solo aspettando il giovedì, unico giorno della settimana in cui il padre si illude di “donarle” un po’ di sé (non si accorge che è solo un paliativo per anestetizzare la sua coscenza): va a trovarla e passa alcune ore con lei. Fortunatamente il padre non è l’unica visita nella solitaria vita di Mariam e di sua madre: un mullah del vicino paese le aiuta e fa lunghe chiacchierate con Mariam, insegnandole il corano e aiutandola ad esercitare la pazienza. Finché Mariam, nel giorno del suo compleanno, non decide che è ora di pretendere qualcosa di più da suo padre: una famiglia in piena regola. Decide di raggiungere la casa del padre, ad Herat, e si ferma sul cancello decisa ad attenderlo (lui finge di non essere in casa). Ma le cose non vanno […]

Marcovaldo (Italo Calvino)

Un “Paperino” nostrano nell’italia del boom economico Non è mia intenzione essere irriverente verso l’arte letteraria di Italo Calvino, ma la prima impressione che ho avuto leggendo Marcovaldo è che il personaggio sia una specie di “Paperino” tutto italiano: sfigato quanto basta perché ogni sua iniziativa vada in malora, armeggione quanto basta per cacciarsi sempre nei guai, povero in canna e con moglie e figli (vivaci e pieni d’inventiva) a carico. Certo, mi riferisco al Paperino degli ultimi tempi, sfortunello ma sereno, non più attaccabrighe come una volta, sempre in ricerca di qualche sistema per sbarcare il lunario ma non troppo schiavo della povertà… Prima di andare al libro vi voglio raccontare come mi è venuto voglia di leggerlo… o meglio: come mi è tornata (perché l’intenzione c’era già da prima). Dalle parti in cui vivo è stata aperta la pizzeria “Marcovaldo 129” (129 è il numero civico dove si trova). Sulle tovagliette di carta sono riportati alcuni paragrafi del primo racconto del libro. E li, fra una pizza e un boccale di birra, mi è tornata la voglia di leggerlo… Lasciamo da parte le vicissitudini alimentari che mi hanno riavvicinato a Calvino, e parliamo delle vicissitudini alimentari proprio di Marcovaldo e famiglia. Sì, perché il primo racconto parla proprio di funghi che nascono in città, funghi che Marcovaldo scopre vicino alla fermata del tram per andare al lavoro. Pensa il buon Marcovaldo di portarli tutti in casa per mangiarli con la famiglia, ma anche altri li vedono e va […]

Pochi inutili nascondigli (Giorgio Faletti)

Sette racconti, sette tentativi di fuga, sette incursioni nel paranormale Sì, Faletti è uno degli autori che amo leggere, uno di quelli per cui sono (quasi) pronto a comprare (quasi) ad occhi chiusi un nuovo libro. Ed infatti appena uscito “Pochi inutli nascondigli” l’ho acquistato. Purtroppo mi ci è voluto un po’ prima di iniziare la lettura e altrettanto per scrivere questo post. Il “quasi” è dovuto ad una mia – chiamiamola così – avversione al “paranormale” che ormai “popola” tutti i racconti di Giorgio. Però mi piace moltissimo lo stile di scrittura di Faletti: per me compensa ben oltre la mia allergia alle cose inspiegabili. Se devo dirla tutta, comunque, il primo racconto (Io uccido) è stato un bellissimo thriller in cui non c’è traccia di eventi che vanno oltre la comprensione logica (anche la follia dell’omicida aveva una sua logica). Ma ogni autore ha diritto a scrivere quello che preferisce, e se quello che scrive lo scrive bene mi fa piacere leggerlo. Ma iniziamo a parlare del libro… L’opera è una raccolta di sette racconti (alcuni “lunghi”, altri di poche pagine) che Faletti propone al suo pubblico. Non so se sono testi nel cassetto ritirati fuori per cavalcare il successo dei precedenti libri oppure se è materiale fresco. Fatto sta che lo stile è sempre quello solito dell’autore (anche se in un racconto ho notato un certo cambiamento, ma più di tono che di stile). Non sto a dilungarmi su ogni singolo racconto, dico solo che ognuno merita […]

Quando Dio si diverte (Lidia Maggi)

Sottotitolo: La bibbia sotto le lenti dell’ironia Come mi è successo altre volte, mentre girellavo in una libreria ho individuato questo libricino che mi ha incuriosito. E come tutte le altre volte, dopo qualche attimo di indecisione ho deciso di acquistarlo. Lidia Maggi, l’autrice, è “pastora” della Chiesa Battista ed in questo libro ha raccolto (dopo averli adattati) una serie di articoli già pubblicati su una rivista. Questi articoli sono solo “assaggi” (come li definisce l’autrice stessa) per stimolare una comprensione ed uno studio maggiore della Bibbia. Ma partiamo dal principio: l’idea di base è quella di ricondurre i testi biblici ai contesti in cui sono nati. Come mi hanno detto più volte amici preti la Bibbia non è, infatti, un testo “dettato” da Dio, ma ispirato. E’ stato l’uomo che lo ha scritto, nel contesto del suo tempo e del suo spazio. Ed è stato un popolo fra i più autoironici – il popolo ebraico – a metterlo per iscritto nell’arco di svariati secoli. Lidia Maggi parte proprio dall’autoironia del popolo ebraico – autoironia dettata probabilmente dalla consapevolezza di non riuscire ad essere fedeli a Dio – per sfogliare alcuni frammenti della Bibbia ed evidenziare l’ironia insita nel racconto, mettendoci anche un po’ di “occhio” femminile. Attenzione: non vi aspettate di trovare, nel libro, battute scherzose o ironia grossolana. L’autrice analizza i frammenti scelti facendo risaltare il messaggio insito in esso e come questo possa essere letto attraverso la lente dell’ironia. Alcuni esempi? Basta prendere Qohelet (o Ecclesiaste – […]

Il mondo nuovo / Ritorno al mondo nuovo (Aldous Huxley)

Potrebbe essere il futuro migliore? Stavolta a consigliarmi questa lettura non è stato un autore attraverso un suo libro (come per gli utlimi due post che ho scritto), ma una amica e collega, che ringrazio calorosamente anche per avermi prestato il libro stesso… A proposito: forse è meglio se glielo restituisco… Il libro contiene due scritti: il primo è il romanzo vero e proprio (Il mondo nuovo), il secondo è una raccoltà di riflessioni di Huxley sui temi affrontati nel romanzo applicati alla situazione mondiale attuale, intitolata – per l’appunto – Ritorno al mondo nuovo. Ma com’è questo mondo nuovo? Sembra felice: la gente non ha grossi problemi, vive una vita “normale” senza grosse preoccupazioni, ma anche senza grosse emozioni. Sì, sembra tutto felice ma… c’è un grosso, angosciante, terribile “ma” dietro a tutto questo. Huxley spiega parte dell’arcano subito dal primo capitolo: un gruppo di studenti in visita al “Centro di incubazione e di condizionatura di Londra Centrale”, guidati dal direttore del centro, riceve la spiegazione della fecondazione artificiale e, soprattutto, della tecnica Bokanovsky grazie alla quale si possono ottenere gruppi numerosi di gemelli (praticamente dai 20 ai 90 cloni tutti derivati dallo stesso ovulo fecondato). A cosa servono così tanti cloni, e perché si nasce da un “flacone” invece che in modo naturale? Perché, “per il bene della società” le donne si sottopongono volontariamente all’asportazione delle ovaie? E come mai tante altre cose che a noi sembrano innaturali sono invece accettate ed osannate come successo della scienza in […]

Orgoglio e pregiudizio (Jane Austen)

Storia di un amore che stenta a decollare… Anche questo libro nasce da una “influenza” ricevuta da un’altro libro. Orgoglio e pregiudizio è uno dei libri che la professoressa Nafisi, docente di Letteratura inglese all’università di Teheran, propone durante i suoi corsi. Qualcuno si chiederà quando mai sono stato a seguire uno dei suoi corsi: in realtà li ho seguiti in modo indiretto, attraverso (appunto) il suo libro: “Leggere Lolita a Teheran” (di cui ho già scritto un post). Se uno volesse farla breve, la storia è semplice: due ragazzi, che inizialmente si disprezzano, scoprono l’amore dell’uno per l’altra. Questo amore prima deve scontrarsi con l’orgoglio della protagonista e poi con i pregiudizi di presunte inadeguatezze di classe sociale… però alla fine vince l’amore. Detta così potrebbe sembrare una storia simile a tante altre, ma Jane Austin ci regala una perla di letteratura. I protagonisti principali sono il Signor Darcy, nobiluomo con atteggiamento un po’ altero e sprezzante (ma si scoprirà, poi, che il tutto è dovuto ad una certa timidezza), ed Elisabeth Bennet, di famiglia di bassa nobiltà, intelligente e sicura di sé. I personaggi “di contorno” (amici e sorella del signor Darcy, sorelle, familiari ed amici di Elisabeth) aiutano a capire meglio i due personaggi, ad inquadrare il contesto, a rendere più ironico e frizzante il racconto. Tutto inizia di primavera: un amico del Signor Darcy, il Signor Bingley, ha appena comprato una villa nel paese di campagna dove risiedono anche i Bennet. Fra visite, promese di balli […]

Bartleby lo scrivano (Herman Melville)

Storia di un uomo senza storia Lo ammetto: il buon Pennac, con il suo ciclo Malaussene, mi ha influenzato. In una delle due storie di “Ultime notizie dalla famiglia” Benjamin Malaussene crede che “il Piccolo” sia afetto da “Bartlebysmo” (o Bartlebyte… non ricordo) a causa del suo continuo rispondere “Preferirei di no”. Quella è la frase tipica con cui il signor Bartleby, personaggio creato da Melville ed interprete del racconto che da il titolo a questo post, vuole indicare che non farà una certa cosa o che non collaborerà coi colleghi. Chi è Bartleby? Nessuno lo sa veramente: le uniche notizie che sappiamo le racconta il coprotagonista (un rispettabile notaio) in una specie di prologo. L’unica traccia della sua esistenza è all’interno dell’ufficio del notaio che gli da lavoro (e, per un ultimo tratto, in prigione). Scopriamo infatti che la sua vita si svolge tutta fra quelle quattro mura. Ma andiamo con ordine: un rispettabile notaio che ha un ufficio in Wall Street, a causa dell’aumento del suo lavoro, cerca uno scrivano per copiare gli atti notarili (a quell’epoca non c’erano computer e fotocopiatrici e gli atti venivano copiati a mano dagli impiegati). Nell’ufficio del notaio c’erano già altri tre impiegati, due dei quali specializzati proprio nella copiatura dei documenti, il terzo come fattorino e tutto fare. Non stiamo a parlare della “varietà” dei comportamenti dei due copisti: basta sapere che uno è agitato e di pessimo umore di mattina (mentre il pomeriggio si calma) e l’altro è pasticcione e […]

L’algoritmo del parcheggio (Furio Honsell)

Pura passione matematica… Nel mio ostinarmi a leggere di scienza mi son voluto sorbire il libro del “Magnifico Rettore” frequente ospite a “Che tempo che fa”, la trasmissione di Rai Tre condotta da Fabio Fazio. Non che me ne penta, ma riconosco che in alcuni settori la mia comprensione è veramente limitata e la mia ignoranza mi fa fare figure barbine (anche quando sono solo davanti alla pagina di un libro). Lo scopo dell’autore è quello di presentare una “matematica” semplice e di farci scoprire come essa faccia parte della vita di tutti i giorni. E su questo aspetto mi sento di dargli ragione: spesso consideriamo la matematica come una scienza che poco ha a che fare con le nostre vite senza accorgerci che la usiamo, incosciamente, molto spesso. Ogni capitolo del libro affronta aspetti diversi della matematica partendo da problemi reali e, spesso, proposti anche in modo simpatico: dalla “speranza di vincita” al gioco dei pacchi (“Affari tuoi”) alla procedura (algoritmo) per trovare il parcheggio migliore quando andiamo in centro a vedere un film (migliore = che ha la miglior combinazione di elementi a nostro favore, come la vicinanza al cinema, il numero di manovre necessarie, ecc. ecc.), finanche alla risposta alla domanda se “sotto la pioggia ci si bagna di più correndo o camminando normalmente”. Uno degli aspetti matematici con cui spesso mi scontro è il calcolo delle probabilità, e devo confessare che – nonostante il professor Honsel mi abbia chiarito alcuni punti – l’argomento continua a restarmi […]

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