Storie dello spazio profondo (Bonvi & Guccini)

Un mix di storie spaziali che anticipano mode e tendenze Come dicevo un paio di settimane fa (Altre storie dello spazio profondo) stavo aspettando il primo volume della serie Rizzoli Lizard dedicata ai mostri sacri del fumetto… o almeno a Bonvi e alle sue collaborazioni con altri mostri sacri (in “altre storie…” con Cavazzano, in questo libro con Guccini). Finalmente è arrivato, e l’ho letto tutto d’un fiato. Ed anche il semplice “Guccini Dixit”, “Bonvi Respondit”, in cui si presentano (e un po’ si becchettano) a vicenda è uno spasso. Le storie sono 7 (Galassia che vai, Bonifica spaziale, Vivere ricchi e felici, Meglio soli che male accompagnati, Legione dello spazio, Pugni, pupe e robots, Chi cerca trova) e sono seguite, in appendice, da alcune tavole “alternative” disegnate apposta per quelle storie, ma che hanno lasciato il posto alle tavole ufficiali. Partiamo subito col dire che Guccini doveva occuparsi della sceneggiatura e Bonvi del disegno ma, come raccontano entrambi (con toni diversi), Guccini  fu preso da follia d’amore e lasciò tutto per trasferirsi a Brooklyn, e toccò a Bonvi “sobbarcarsi” il completamento dell’opera. Da notare che le storie sono nate nel ’69-’70 e in esse si trova – come personaggio principale (alter ego di Bonvi) – un faccendiere spaziale che io trovo essere copia sputata di Ian (Han in originale) Solo di Guerre stellari… sì, il personaggio interpretato da Harrison Ford. Uhm, a pensarci bene forse il personaggio del fumetto è un po’ più cinico di Ian Solo. Ok: direte che […]

Il campo del vasaio + L’età del dubbio (Andrea Camilleri)

Due storie di Montalbano Lo so: i romanzi di Camilleri avrebbero bisogno di tempo per essere recensiti, di cura, di tante parole. Ma allora scriverei un saggio e non un post sul mio blog. Anzi: siccome so che scrivere un saggio è per me cosa impossibile, dovrò accontentarmi di scrivere queste due righe nella speranza di interessarvi e farvi conoscere questo autore, se già non lo conoscete. Sì, perché chi già lo conosce non ha bisogno di leggere queste due righe. E attenzione: se avete visto il bravo Zingaretti interpretare Montalbano alla Tv non significa che conoscete i romanzi di Camilleri. Avete visto la copertina, ma il romanzo è tutto da scoprire. Brevemente vi accenno le due storie. Ne “Il campo del vasaio” viene ritrovato un morto, smembrato in 30 pezzi, in una “cava” di argilla. La faccenda sembra semplice: una persona che ha tradito la “famiglia” (mafiosa) e che è stato ridotto così per insegnare agli altri (30 pezzi = i 30 denari di Giuda, la cava di argilla, usata per fare vasellame vario = il campo del vasaio dove Giuda muore). Ma l’apparenza inganna. Anzi: le apparenze sembrano esser state costruite proprio per portare gli investigatori su una falsa pista. Montalbano non ci casca e ragionando per conto suo riesce a capire cosa c’è dietro, e – fra le altre cose – a trarre il suo vice Mimì Augello da un grosso impiccio. “L’età del dubbio” vede invece Montalbano alle prese con una strana storia. Una ragazza, incontrata […]

Altre storie dello spazio profondo (Bonvi & Cavazzano)

Due mostri sacri del fumetto in meravigliose storie Chi ama anche solo un po’ il fumetto conosce i due personaggi che hanno dato vita a questo libro. Può apprezzare il loro stile meno di altri, ma non può negare quella forma di rispetto che si merita un maestro. E in questo libro di maestri del fumetto ce ne sono ben due. Se conoscete “Sturmtruppen” allora conoscete Bonvi, essendone il geniale autore. Mentre io ho sempre adorato i disegni di Cavazzano per Disney (allegri, freschi e spiritosi). Le due storie di questo libro (composte da più episodi) si incentrano entrambe sul mistero. La prima “La città” ci aiuta a scoprire i misteri che possono nascondersi fra i vicoli della nostra città, mentre “Maledetta Galassia!” ci porta a giro per lo spazio, ad incontrare personaggi alieni e tecnologie della “antica scienza”. Devo far notare ha alcune cose non mi erano nuove: credo che nella maggior parte dei casi si tratti di omaggi a romanzi di fantascienza o personaggi (reali o fantastici che siano) del passato. E qualcosa può darsi sia piaciuto così tanto che Bonvi ha amato metterlo nella sceneggiatura anche se non era un’idea originale. Cavazzano sa dare ai personaggi una espressività molto particolare: riesce a tratteggiarli in modo molto preciso, attingendo ironicamente ai più svariati stereotipi (il poliziotto grassone e corrotto, il soldato di ventura, il pirata spaziale, …). Merita, merita, merita…il prezzo non è dei più bassi (17 euro – edito da Rizzoli Lizard) ma ne vale la pena. […]

Dopo lunga e penosa malattia (Andrea Vitali)

Un giallo in tono minore… Non ricordo neppure come sono entrato in possesso di questo libro. O meglio, ricordo di averlo comprato io, anni fa, ma non ricordo se mi colpì qualcosa di particolare o meno. Vabbè, al di là del motivo vi dico che non sono rimasto molto soddisfatto del romanzo. Iniziamo col dire che sono 160 pagine che scorrono molto velocemente (se si vuole, in mezza giornata lo si legge), merito forse di capitoli molto corti (1, 2, al massimo 4 pagine) e di uno stile narrativo carino ma non particolare né ricercato. La storia di per sé è semplice: un medico constata la morte di un caro amico: entrambi soffrono di una malattia al cuore e il dottore, oltre al dispiacere dell’amico morto, si preoccupa anche del proprio stato di salute. Però si accorge che qualcosa non va: tanti piccoli dettagli che gli suggeriscono di approfondire le condizioni della morte, perché l’attacco che lo ha stroncato potrebbe esser stato indotto o curato male (medicine manomesse). E poi i manifesti mortuari sono insoliti. E c’è un puzzo di fritto, sentito addosso all’amico, che non quadra (non avrebbe dovuto mangiare fritto, che poteva scatenare l’attacco cardiaco). E tutta una serie di piccoli dettagli… Insomma, indaga indaga arriva al bandolo della matassa, ma si accorgerà che le cose vanno ben oltre quello che si aspettava, e che sono coinvolte più persone di quello che pensava. E proprio qui sta il punto debole del romanzo, secondo me. Sì, perché fino al […]

Dizionario delle cose perdute (Francesco Guccini)

post leggero per libro leggero… Ecco: i precedenti post vertevano tutti su libri che io non trovavo consoni da portare sotto l’ombrellone. Ma questo di Guccini si adatta ottimamente alla vacanza, alla compagnia ed al clima rilassato. Francesco, sulla scia di tante trasmissioni e libri che ultimamente ci riportano al passato, ci ricorda alcuni tratti della sua infanzia e giovinezza attraverso vari oggetti della sua vita: dal primo telefono in bachelite, alla ghiacciaia, alla Topolino (l’auto), dedicando un corposo capitolo ai giochi dell’infanzia. Lo fa, ovviamente, con la sua solita ironia. Nel leggere i testi sembra quasi di sentirlo raccontare delle storie, con la sua vociona, in mezzo ad un gruppo di amici, in un clima da osteria, con un bicchiere di vino in mano. C’è poco da dire sulle storie (i vari capitoli). Cioè, se ve li dovessi raccontare farei un post lungo lungo, ma credo sia inutile e non riuscirei a rendere giustizia alla loro freschezza. Unico punto in comune a tutti i racconti è una vena di nostalgia, trattata però con ironia. Non che Guccini affermi che “si stava meglio quando si stava peggio”, ma – vuoi perché era giovane, vuoi perché le cose erano diverse – ricorda con molto affetto quei tempi. Alcune cose, direttamente o indirettamente, le ho vissute anche io. Nato agli inizi degli anni ’70, in campagna (dove le cose arrivavano in ritardo rispetto alla città), mi ritengo della generazione a cavallo fra quello che racconta Guccini e la generazione della tv. Amici […]

Il torto del soldato (Erri de Luca)

Doppia storia: intreccio fra passato e presente, fra l’autore e una donna, fra un padre e la figlia. Ancora una volta Erri de Luca ci racconta un frammento della sua vita. O almeno usa una parte della sua storia per introdurne un’altra (non sappiamo se vera o inventata, ma sicuramente realistica). L’editore chiede a Erri la traduzione di alcune opere in Yiddish, lingua che l’autore ha studiato da autodidatta e conosce bene. E quindi troviamo un de Luca che si porta dietro un pacco di fogli mentre si gode una vacanza in montagna. E nel rileggere i testi torna con la memoria a ciò che vide in passato, quando visitò i campi di sterminio. Siamo presso un rifugio montano: una sosta dopo una lunga camminata prima di rientrare al luogo di riposo. Erri si siede ad un tavolo e, dopo aver ordinato, tira fuori i suoi fogli e si mette a studiarli. Al tavolo accanto una donna che viaggia col padre, un padre che si porta da troppo tempo un segreto sulle spalle. Il vecchio era un militare di Hitler, non sappiamo se un ufficiale o un soldato semplice. Dalla fine della guerra si sente braccato, ha visto catturare i commilitoni, ad uno ad uno, e si guarda continuamente le spalle per non fare la stessa fine. E’ una parola che scatena il tutto, una parola appena affiorata sulle labbra di Erri, ma che il vecchio capisce bene, e scatena in lui la fuga. Fino all’incidente. Quale incidente? Dovrete leggere […]

Io sono un gatto (Natsume Soseki)

“Lo vedi? Quanto è diversa la gente d’oggi da quella di un tempo! Una volta si obbediva ciecamente a qualsiasi ordine venuto dall’alto. Poi si è arrivati a un epoca in cui neanche le massime autorità hanno più potuto imporre la propria volontà” (capitolo 11) Essere un gatto può sembrare facile: mangi, dormi, giochi… Ma per il protagonista di questo romanzo non lo è stato molto. Intendiamoci, nessuna storia strappalacrime a lieto fine (ricordate – i meno giovani – il gattino della pubblicità della Barilla?), bensì una spietata cronaca del Giappone di inizi 1900 vista dagli occhi di un gatto. Non ha un nome il protagonista. In cerca di cibo, ancora piccolissimo, viene catturato e portato via, probabilmente da una persona in bici. Ma, forse per un incidente, forse per un dispetto del guidatore di bici, il gatto si ritrova sbalzato a terra. Smarrito e affamato vede una casa e decide di provare ad entrarci: non ci trova l’affetto che di solito è usuale riservare ai gatti, diciamo piuttosto che il padrone di casa è quasi indifferente alla sua presenza e finché non da noia lo sopporta. Così il nostro gatto si ritrova in una famiglia dove più che accettato è sopportato. Ma un po’ di cibo lo riceve, un posto dove accucciarsi lo ha, ed ha la possibilità di studiare il comportamento umano: la casa, infatti, è di un professore di liceo (insegna inglese ai suoi studenti). Insieme a lui vivono la moglie e tre figlie piccole più una […]

Il vangelo secondo Gesù Cristo (José Saramago)

Saramago ci racconta il suo punto di vista sulla vicenda di Cristo Partiamo subito con un distinguo: questo libro è un romanzo, non un vangelo “ufficiale” né un apocrifo (uno dei vangeli non riconosciuti dalla Chiesa). E come romanzo va preso. Sì, diciamo anche, subito, che la Chiesa si è scagliata contro Saramago per questo romanzo, mettendolo – se ho capito bene (scusate ma per mancanza di tempo non ho fatto ricerche approfondite) – all’indice. Ma cosa c’è di “scandaloso” in questo romanzo? Niente, appunto perché è un romanzo. Un romanzo che tratta la natura umana di Gesù, che lo disegna come uomo, che alla fine – anche – combatte con Dio, quasi un sovversivo, ma che rimane intrappolato in qualcosa di più grande di lui. E diventa, volente o nolente, un mezzo nelle mani di Dio. La trama la accenno solamente: Saramago si appoggia ad alcuni tratti dei vangeli, ed alla tradizione cristiana, per ricostruire la vicenda della famiglia di Nazareth. Ma con alcuni dettagli diversi, come il fatto che Gesù è primogenito, figlio di Dio (confermato da Dio stesso), ma non figlio unico. La storia è calata nella realtà dell’epoca, con i romani “oppressori” da un lato ed i ribelli dall’altro (tanto che Giuseppe muore, in croce, confuso per un ribelle). Gesù cresce in un ambiente ostile, in una famiglia “media”, con un padre, Giuseppe, falegname, sì, ma non tanto bravo da avere molte commesse di lavoro; anzi, piuttosto ordinario da tirare a campare a stento. Con una […]

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