Il giro del mondo in ottanta giorni (Jules Verne)
La storia di un uomo che parte per una scommessa e torna con una moglie. Ho deciso di prendermi una pausa da due libri belli, ma pesanti, che sto leggendo: Il “Manoscritto trovato a Saragozza” di Potocky e una raccolta di storie di Poe. Libri bellissimi, come detto, ma che richiedono il loro tempo per essere letti. E allora, carente di quei classici che formano la cultura giovanile, mi sono buttato sul libro che fa da titolo al presente post. E l’ho divorato in due giorni (bhe, considerando che uno era un giorno lavorativo, penso di aver tenuto una discreta media). Sì, rispetto agli altri due libri che ho messo in Stand By sul comodino, ricchi di esoterismo, di intrecci, di scatole cinesi ognuna contenente una nuova storia (esercizio in cui si è divertito molto Potocky), Verne è lineare e preciso quasi come il suo personaggio Phileas Fogg, eroe di questo classico. Semplice, lineare, diretto, il romanzo ti scorre sotto gli occhi alla stessa velocità in cui si muove il personaggio. Si salta di capitolo in capitolo con la stessa agilità con cui Fogg, il domestico Passepartout, la futura moglie Adua ed il detective Fix passano da un mezzo di trasporto all’altro. Certo, non è il mio ideale di viaggio: scendi da un battello a vapore e sali su un treno, scendi dal treno e sali su un elefante, poi di nuovo il treno, il vapore e via così, senza fermarti qualche giorno in nessuno dei luoghi da cui passi. […]