L’Afgano (Frederick Forsyth)
Abituato ai romanzi di Tom Clancy, in cui l’azione (dal manifestarsi del pericolo “per la sicurezza nazionale” all’eliminazione dello stesso) dura al massimo 2 settimane, l’Afgano all’inizio mi sembrava “lento”… ma anche molto più realistico. L’Afgano è un “guerriero” di origine pashtun. E’ imprigionato a Guantanamo, ed è un uomo di poche parole. Dorme, prega, mangia, non parla quasi mai – soprattutto quando interrogato dagli americani. E non sa che il suo destino si sta intrecciando con quello di un agente segreto inglese. Mike Martin, di 10 anni più grande dell’Afgano, viene raggiunto presso il casolare che sta rimettendo a forza di braccia. Sperava di potersi godere la pensione dopo tutti i servizi resi al suo governo. E’ stato in Afganistan in passato,a Kabul, sotto copertura (come giardiniere): il suo compito era quello di raccogliere messaggi ed informazioni. La sua specialità era confondersi fra la gente, grazie ai tratti somatici ereditati da una donna indiana. Quelli stessi tratti che – per fortuna o purtroppo – lo rendono simile all’Afgano. Nessuno dei due ha famiglia: l’Afgano l’ha persa per colpa di un missile tomahawk che – persa la rotta – ha fatto precipitare un costone di montagna sul suo villaggio originario. Tutti morti, parenti, moglie, figli. Con un immenso dolore che grida vendetta. Mike l’ha persa per il suo lavoro, perché la località dove avrebbe lavorato la moglie lo avrebbe distanziato dal suo luogo di lavoro… e perché nessuno dei due voleva rinunciare. Separati, Mike ha continuato la sua carriera a metà fra i […]