La pelle di zigrino (Honoré de Balzac)
“Tutt’a un tratto Raphaël pensò che il possesso del potere, per quanto immenso fosse, non poteva dare la scienza di servirsene” (capitolo: L’agonia) Immaginate un uomo disperato perché povero nonostante la sua origine aristocratica. Immaginate una voglia di rivincita verso l’umanità, la borghesia, l’aristocrazia; desiderio di vendetta represso, perché senza mezzi per poterlo esprimere, ma che esplode di botto quando questi mezzi si presentano. Immaginate l’umiliazione di un amore non corrisposto e l’impotenza di un amore scoperto quando ormai è troppo tardi. Collocate tutto questo nella Parigi post rivoluzionaria ed avrete la storia di Raphaël, marchese, ultimo rampollo della famiglia “de Valentin”. Il romanzo inizia presentando il marchese che si gioca i suoi ultimi spiccioli alla roulette prima di gettarsi (o di volersi gettare) nella Senna. E’ l’ultimo grido con cui Raphaël chiede un po’ di “giustizia” alla vita, convinto di meritarsi almeno un’altra occasione ma ormai rassegnato a lasciarsi affogare, silenzioso e dimenticato, dalle acque del fiume. La storia di Raphaël è lunga e merita leggerla nel romanzo: Balzac, col suo stile di scrittura, non può essere raccontato in poche righe. Provo a fare un riassunto minimalista, consapevole che riuscirò a passare solo il 10% di quello che troverete nelle pagine del libro. La famiglia di Raphaël era già in decadenza quando lui era piccolo, ma era riuscita a mantenere un certo livello di agiatezza. Raphaël studia e inizia ad occuparsi degli affari di famiglia (anzi: il padre aveva consigliato gli studi al figlio proprio nell’ottica che questi potesse […]